

Visti dall’alto
Durante il primo dei concerti di Rietto, Andrea Vignali col suo drone ha scattato alcune foto e girato alcuni brevi filmati per raccontare il primo dei concerti e per promuovere quelli che sarebbero venuti dopo. Fin qui tutto bene e soprattutto tutto normale, lo fanno tutti: matrimoni, sagre, vacanze, partite e tutto quello a cui si può indurre uno stupore dovuto alla veduta aerea. Va bene.
Le immagini sono molto belle. Sì, è vero, dall’alto tutto sembra più bello ma qui la questione è che sembra più bello perché più bello è. Bisogna concentrarsi un attimo, con un po’ di calma. In alto a destra c’è un’acacia di Costantinopoli in fiore, sarà arrivata lì volando proprio per fiorire sul rio? La fossa che da il nome al posto, si vede il tetto della stalla di Rietto, coppi e embrici fatti a mano da qualcuno più di un secolo fa e un tradimento di tegole marsigliesi, che si faceva prima, nel quadrante in alto a destra della copertura che ha bisogno di una sistemata.
Si vedono i salci grigio-verdi sul ciglio, il gazebo che Giovanni ha montato per far assaggiare un po’ del suo olio quando non suona la batteria, un mimetico fico tiene – per miracolo – il quasi triangolo rettangolo del “tetto” di lucine, in alto a sinistra l’indomabile ribellione del cannaio, che un cavo della media tensione regola in un altro triangolo brillando nell’aria mentre se ne va ad alimentare le locomotive che passano nella vicina ferrovia, più sotto un pancale sorregge una scatola bianca per tenere in fresco qualche birra che Manuel o Martin porteranno dal loro bar in curva. C’è una macchia grigia di sabbia messa per colmare una buca fatta dalle macchine di febbraio e ci sono dei rettangoli gialli che non sono altro che presse d’erba tagliata e impacchettata per far passare l’inverno alle pecore ma che in questa estate post quarantena servono per sedersi a distanza se da soli o vicinissimi se in due che è meglio.
Si vede il palco che ha fatto Pasquale e Francesco, con delle tavole di cantiere e i pancali che serviranno a novembre per la raccolta dei kiwi dell’Azienda Agricola Pacini Camillo, cogliamo l’occasione per comunicare che un paio li abbiamo rotti, :-).
Si vede il tavolo di Arturo coi suoi bricchi ma non si vede il tavolo di Andrea che accoglie le persone perché è rimasto fuori dallo scatto, è lì che verifica i nomi su un foglio di carta e spiega loro le cose prima di farle sedere.
Non si vede come sempre, la musica. Quella non si vede mai, bisogna esserci per sentirla esistere in quelle manciate di secondi che si contano in una canzone. Non si vede mai lei, si fa cercare ovunque e non si prende mica mai. Ci vogliono ore di lavoro ogni volta per sentirla arrivare, la fatica sotto il sole, le zanzare e la dedizione, a volte non sembra poter venire, basta un cavo rotto, una parola detta male, un contrattempo.
Non si vede la musica come non si vede la fortuna che abbiamo a stare sotto quel cielo i venerdì di quest’estate che così com’è non tornerà più.
Per chi volesse partecipare www.esterina.it/live
Lug
2020